lunedì, 09 febbraio 2009
"E' difficile quando sei e vuoi tutto riuscire a capire quando stai per farti del male e riuscire a scappar via; perchè per una cosa che ottieni l'altra ti sfugge e il male arriva in ogni caso. E' il rischio che si corre a voler vivere più mondi."
                                                                                                             Geo.

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sabato, 07 febbraio 2009

“Cosa ci si guadagna a legarsi a un solo uomo?”
“Mille cose. Una donna che si lega a un solo uomo conserverà la sua reputazione e l’incondizionata stima dell’amato; non avete idea di quanto l’amore debba alla stima.”
“In questi discorsi, non ci capisco un’acca: tu imbrogli tutto, reputazione, amore, stima e non so cos’altro. Si direbbe che l’incostanza sia disonorevole! Come! Io prendo un uomo; mi ci trovo male; ne prendo un altro che non fa per me; lo cambio con un terzo che fa meno ancora al caso mio; e per aver avuto la scalogna di cascar male una ventina di volte, invece di compatirmi, vorresti…”.


“Sì, godevo, ma di un bene che contava per me infinitamente. Se la stima non inebria, almeno aumenta l’ebbrezza. Ci mostravamo a cuore aperto, e non potete immaginare quanto ci guadagnasse la passione. Più la esaminavo, più qualità scoprivo in lei, e più ne ero incantato. … E ora giudicate se le donne perbene siano tanto da compatire.”
“No, non lo sono, se quanto dite è vero; ma stento a crederlo. Non si ama così. Anzi, secondo me, una passione come quella da voi provata deve far scontare i piaceri che procura con inquietudini assai grandi.”

                                                                                                                     Diderot - I gioielli indiscreti

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categoria:letteratura
lunedì, 26 gennaio 2009

MEMENTO.
Due anni come oggi.

È stupido come dopo soli due anni si riesca a riprendersi da un così tragico incidente. Incidente che ha scalfito e scalfisce solo determinate sensibilità. E di questo, me ne rammarico.
Riprendersi, ma mai dimenticare. Mai dimenticare lo sguardo innocente, triste e morente della bestia; né mai perdonare la mano crudele, spietata e indifferente dell’uomo. Non ci sono molte parole per descrivere lo scambio di ruolo che in quel frangente hanno avuto la bestia e l’umano. Se solo si potesse schiacciare la sicurezza dell’uomo come quell’uomo ha fatto con quella bestia, per poi lasciarlo lentamente affondare nell’oblio e nella dimenticanza, in un limbo senza pace, in un inferno senza tregua.
Con la certezza che, da quell’indifferenza, la bestia ne partirà pura, ne salirà in alto. Nel Paradiso dei Cani perduti.

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26 Gennaio 2009.
Memento.
Due anni come oggi.

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categoria:animali
venerdì, 24 ottobre 2008

Mezzogiorno inoltrato nella città calda,calma,silenziosa. Bella.
Camminare per le vie semideserte,silenziose,sole.
Seguire la propria inerzia e la propria sagoma. Specchiarsi nei vetri di ogni negozio.
Riuscire ad alzare la testa e guardarti; tutto grazie alle lenti degli occhiali da sole. Sono le patine,gli schermi di cui hai bisogno per osservare di soppiatto la tua nuova maschera.

Occhio e basta

E' come addormentarsi avvolta nella Musica che non consola. In quella Musica che hai solo bisogno che parli perchè il silenzio di spaventa. Quella Musica che funge da attracco a un mondo in cui il silenzio ti rende già morta. Musica che è il solo schermo che ti permette di accettarti.

Sento le Sue braccia. Ho provato ad allontanarmi. Non ce l'ho fatta. Sono tornata nel Suo abbraccio.

Ti prego.
Non smettere di parlare.

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categoria:parole
venerdì, 24 ottobre 2008

Mezzogiorno inoltrato in una città calda,calma,silenziosa.Bella.
Guardarsi in giro e specchiarsi in ogni portone. Alzare lo sguardo e riuscire a guardarti solo grazie allo specchio delle lenti dei tuoi occhiali da sole. Essi fungono da patina, da strato che separa ciò che, ora come ora, nonOcchi può sfiorarsi e avere contatti.

 

     

Un po' come la musica. La musica che mi ha avvolta ieri sera.
Nelle coperte. Una penna in mano. Un magone in gola.
Tanta paura del silenzio che non mi avrebbe fatto dormire.
Unico modo per trovare soluzione e arrivare al giorno successivo.

Inebriarsi di musica.
Lasciare che una qualsiasi voce continuasse a parlare e non si spegnesse tutto il mondo lasciandomi in balia della più completa perdizione.

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categoria:parole
venerdì, 24 ottobre 2008

         Maschera deformataBenvenuti dentro questa nuova maschera.
Nessun sollievo avrete nel guardare e farvi guardare.
La deformazione del vostro nuovo volto
su cui si attaccheranno le vostre future maschere reali
non vi permetterà di alzare la testa e guardarvi negli occhi.

Nessuna operazione potrà più far scomparire la vostra deformazione.
Ogni altra forma ora apparirà al di sopra del vostro viso deformato.

La vostra deformazione che brucia 
non è destinta a trovare sollievo
neanche nelle lacrime che 
fresche
rasserenerebbero il vostro volto ardente.

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categoria:parole
venerdì, 09 maggio 2008

 

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L’ho già detto e lo ripeto qui: se dovessi perdermi nella disperazione come un pezzente barbone mentecatto che si trascina da un pub all’altro come un alcolizzato all’ultimo stadio sarà solo perché qualcosa in me non ha girato nel verso giusto. Solo io sarò la ragione del mio male, no permetterò a nessuno né ad alcuna situazione di infilarsi lì, nel godimento della mia dannazione e della mia storia distrutta poiché anch’io sono stato un ragazzo e ho sognato e mi sembra ormai di aver perduto tutto: tutto, meno la possibilità di eliminarmi senza alcun boia.

 

Il cesso è del corpo come il letto del cervello.

 

È tutto un problema che noi siamo cariche affettive che vanno e girano e s’attaccano senza possibilità di spiegazione.

 

Ma la notte degli addii fu terribilmente languida e malinconica, mi perdevo nelle grandi braccia di Renzu, gli dicevo vedrai vedrai, gli facevo il contropelo in quella sua ispidissima barba nera che poi avrei ricordata per tanti mesi ancora e fu tutto uno scambiarsi affettività ed indirizzi e guardarci un po’ curiosi come ragazzi che non si sarebbero più rivisti, quasi a voler trattenere nel pensiero un viso, una mano, una parola, e pensare che tutto quel tempo dell’affiatamento e delle marinerie e degli mori era già finito, quindi ti guardo ti guardo perché mi pare – dannazione – di non averlo fatto mai.

 

 

Insomma il telefono sul mio tavolo era un continuo squillare e informarmi delle storie che in quell’estate prendevano finalmente piede fra la nostra brigata e che sarebbero culminate, almeno per me, in un terrificante febbraio-marzo che ancora mi trascino e a cui mi piace riandare in certi momenti sospesi in cui guardo da questa casa i tetti rossi di Bologna e allora chiamo il Beaujean e gli dico, dimmi come ero quando amavo l’Erik, stavo bene, stavo male? E lui che conosce il gioco “Eri stupendo, davvero sublime nel tuo amore”.

 

In fondo una volta scottati per benino e fino in fondo niente può più succedere, il peggio è andato.

 

Nessuno mi bacerà mai più come il grande dio Erik, non saran certo Lele né Sorriso né altri ancora, nessuno saprà mai più contenermi in un modo così caldo e acquoso e bagnato e molle e profumato, nessuno mi succhierà dentro le orecchie come sapeva fare Erik, il bravissimo, il migliore. E nessuno mi farà soffrire tanto quando ci lasceremo e ancora io chiederò a me stesso se davvero amavo il mio Erik, se ero tutto per lui come dicevo o se invece altro non è stata che una bella storia nata all’improvviso e non programmata, una della tante storie che sempre ogni giorno ci auguriamo accada di nuovo e il cui solo pensiero basta a spingerci la notte, ogni notte, alla ricerca di quel cesto di braccia fingendo con noi stessi e mentendo, poiché l’amore è come un dono degli dei che si muove sulle ali del vento sempre inafferrabile e sempre inseguito; l’amore non è mai là dove lo cerchiamo e vola via da dove lo crediamo. Proprio per questo e dell’amore e degli dei dobbiamo imparare a fare senza.

 

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categoria:parole, letteratura
lunedì, 03 marzo 2008

Ore 20.15
San Cataldo
(frammenti)

Ed eccomi qui.
Volevo un momento tutto e solo per me.
Ma ora, in realtà, c'è un buio immenso che mi guarda.
Ed eccomi in questa località balneare,
rappresentante della mia città.
La mia città.
La mia città.
Radici. Radici solide.
Radici che ancora traggono nutrimento.
Quando sarà l'acqua a ripudiarmi,
io andrò via.
Ripudiata.
Per ora solo una grande amarezza.
Far uscire dalla terra
anche solo una delle mie radici
è come asportarmi un proiettile dal polpaccio
a mani nude.
Non voglio riportare,
far riaffiorare,
dubbi che non mi porteranno a nulla.
Mi chiedono se in futuro mi pentirò.
In futuro,
una radice in punto di morte
guarderà sua sorella e piangerà,
e mi maledirà.

Vedo ieri le luci sul finestrino.
Le vedo mentre c'è gente che parla,
che dorme, che piange.
Fuori piove.
Alla luce di un raro lampione
vedo una, due, tre lacrime.
Stanno scendendo ora:
una è sotto l'occhio, una è sul naso,
una è sotto il mento.
Dal naso,
assaporo quella che mi è scesa sulle labbra.
E piango ancora.
E spero che nessuno venga a parlarmi.

Sento questo maledetto odore di primavera.
Da un paio di anni.
Per i prossimi.
Ci sono cose nella vita che non si dimenticano.
Una di queste, è l'odore della primavera.

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sabato, 01 marzo 2008

Sedici ore in pullman,
otto all'andata, otto al ritorno,
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e ritorno nella mia città,
affranta
da un male incurabile
che solo la mia città
mi può consolare.

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venerdì, 29 febbraio 2008

Notte giovedì 28 febbraio. Circa ore 02.30 (quindi venerdì)

 

È questo mio sfogarmi,

è questo mio volermi sfogare

col mondo,

con te, con lei, con me stessa

che non mi dà niente

su cui potermi reggere.

È quest’aria che annualmente

Mi regala solo spasmi fisici

E psicologici.

È quando mi sento sola

Mentre il mondo intero mi ruota intorno,

mentre tutti fanno domande,

mentre tutti aspettano una risposta

che io non posso dare,

che io non voglio, non devo dare.

È questo mio sentirmi oppressa,

veder crescere un sogno

e vederlo allontanarsi

con uno schiocco di dita.

È questo mio sentirmi fragile

Mentre sono accompagnata

Da ciò che mi rende più forte.

Sento la musica, vedo la musica,

vivo la musica

e appena si spegne

eccomi vorticare

appesa al buio di questo mio pozzo.

Vorrei gridare

ma sono legata a un’ancora

a forma di tristezza,

a forma di apatia

e riesco solo a vomitare.

È questo perdere mille cose

Perché il tempo sta volando via;

è questo voler fare mille cose

perché il tempo non vada via.

Colleziono souvenir

Di questa mia pazzesca frenesia.

È il voler lasciarmi andare,

ma sentire solo un muro davanti al mio parlare,

pensare qualcosa

e avere un conato da vomitare.

E adesso entra, corri, sali, apri

ma prima respira, rifletti

E portati via

Il profumo di questa primavera,

il sapore di ogni primavera.

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